ALVIN SUPERSTAR AL CINEMA

Torna più scatenato che mai il simpatico roditore dei vecchi cartoni di tanti anni fa, in una storia per i più piccini che negli Usa sta appassionando anche i grandi.

Magia di una nostalgia. Si spiega con la suggestione dei ricordi l’impresa di Alvin Superstar al botteghino natalizio statunitense: il solo titolo a tener testa allo strapotere di Io sono leggenda è stata infatti questa tenera pellicola realizzata col mix di animazione digitale 3D e attori in carne e ossa. Una scatenata commedia musicale, stile pop, con protagonisti tre scoiattoli canterini. Chipmunk, anzi: così si chiamano i vivaci roditori che popolano i boschi americani (gli stessi, tanto per capirsi, dei disneyani Cip & Ciop).

 Nel gigantesco abete, abbattuto per farne l’albero natalizio nell’atrio della casa discografica Jett Records, sono rintanati Alvin, Simon e Theodore. I tre scoiattoli non solo sanno parlare ma perfino cantare. A salvarli dai pericoli della metropoli e a dar loro rifugio, in verità suo malgrado, è Dave Seville (Jason Lee), musicista fallito, in crisi sul lavoro come nel rapporto sentimentale con la bella Claire (Cameron Richardson). Dopo aver stravolto la vita e la casa di Dave, gli scatenati roditori decidono di ripagarlo interpretando una sua canzone. Il brano, col relativo video, scala le classifiche. Le Tv si litigano come ospiti i fantastici scoiattoli. Premi, interviste, denaro, fama, feste. Gli animaletti perdono la bussola assumendo atteggiamenti da star. Fino a quando il boss della casa discografica, accantonato Dave, comincerà a sfruttarli fino all’osso. La scelta sarà tra popolarità e affetti.

Tutto qui? Beh, la storia accattivante e un’animazione mirabolante non sarebbero bastate a scatenare la corsa al botteghino degli americani per vedere Alvin Superstar (45 milioni di dollari incassati nei primi due giorni). Le altre grandi attrattive del film sono le coreografie e le canzoni, alcune popolarissime (come Witch Doctor o Christmas don’t be late). Poi, appunto, c’è l’effetto nostalgia. Alzi la mano chi, ragazzino tra gli anni ’60 e ’90, non ha mai visto il cartone animato Alvin in Tv…

Le avventure del geniale scoiattolino impertinente, vestito sempre in maglione rosso con un’enorme A sul petto, sono diventate un classico. E le canzoni pop del trio la colonna sonora dell’infanzia di tre o quattro generazioni. Nel 1964, a Londra, i Beatles manifestarono pubblicamente la loro passione per Alvin & soci registrando The Chipmunk song. Successivamente diedero a Ross Bagdasarian (il musicista che nel 1958 afferrò l’insperato successo creando le caratteristiche vocine e l’aspetto dei tre scoiattolini) il permesso d’incidere l’album The Chipmunks sing the Beatles hits. Milioni i dischi venduti e poi cartoni animati, libri, spot pubblicitari, gadget: gli incassi multimediali del trio, a partire dal 9 marzo 1959, vengono registrati perfino dal prestigioso Wall Street Journal.

Lo sfacciato, il piccolo e il saggioUn fenomeno mondiale rinverdito da Alvin Superstar, film che sbarca in Europa a 50 anni esatti dalla nascita: «Non ho mai considerato questi personaggi solo come cartoni perché esprimono emozioni reali, universali», spiega Ross Bagdasarian jr., figlio del creatore del trio canterino e oggi produttore della pellicola. «Alvin è sfacciato ma anche vulnerabile. Theodore è il più piccolo, paffuto e goloso. Simon è più grande e perciò più saggio. Facile identificarsi».«Questi però non sono gli scoiattoli dei nostri genitori», sottolinea Tim Hill, già regista del cartoon SpongeBob e del secondo film di Garfield.«I Chipmunk oggi hanno un piglio moderno: esuberanti, divertenti, cantano, ballano. Direi che fanno le popstar… in pelliccia».

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